Cantiamo la primavera. E ricordiamo la guerra a Canossa l’11 aprile 2015

Foto Mario Sada
Foto Mario Sada

Sabato 11 aprile 2015 il Coro Vocilassù sarà alla Rassegna Corale ‘Cantando la Primavera’, rassegna artistica giunta alla nona edizione, organizzata dall’Associazione ‘Coro Canossa‘ in collaborazione con il Comune di Canossa. Il tema di quest’anno sarà ‘Itinerari di musica corale. Quando la musica fa storia‘. Il Coro e la Schola Cantorum Canossa ospiteranno i cori ‘Vocilassù‘ di Toano e ‘Coro et Laboro‘ di Castelnovo di Sotto.

Assieme ai cori ospitanti, canterà, col Coro Vocilassù, il ‘Coro et Laboro‘ nasce nel settembre 1998 a Castelnovo di Sotto, con composizione mista formato da circa 35 coristi. Dalla nascita il coro è diretto dal M° Rossana Rossi. Sperimenta diversi generi (popolare, spirituals afro-americani, polifonia classica, canti di lavoro), fino a trovare un proprio e originale filone: le canzoni moderne, dagli anni ’40 ai tempi nostri, diventate veri e propri ‘classici‘ della musica ‘leggera‘, reinterpretando le canzoni moderne del ‘900 senza l’utilizzo di alcuno strumento. Inoltre, ha maturato un ampio repertorio natalizio che spazia dai brani più tradizionali a brani meno conosciuti, ma altrettanto suggestivi e capaci di descrivere e interpretare la magia del Natale. Nel 2001 il Coro et Laboro ha dato vita alla Rassegna Corale Castelnovese che si svolge in primavera, inaugurando una nuova occasione d’incontro per i cori ed una nuova opportunità per tutti gli appassionati del canto corale. Si distingue anche per il suo impegno sociale: in questi anni ha realizzato concerti per raccogliere fondi da destinarsi a comunità in difficoltà dell’Argentina, del Brasile e per sostenere progetti di Emergency. Il Coro Canossa a voci maschili e la Schola Cantorum a voci femminili, nascono nella stessa realtà locale di Ciano d’Enza (Canossa), con l’intento di approfondire, studiare, valorizzare e far conoscere diverse tradizioni musicali. La seziona maschile canta ormai da 23 anni in Concerti e Rassegne corali in Italia e all’estero promuovendo la tradizione alpina, montanara e popolare. Dal 1999 è tra i membri dell’AERCO (Associazione Emiliano Romagnola Cori) e Associato Feniarco. Il 3 settembre 2011 in occasione del 55° Raduno Provinciale degli Alpini a Villa Minozzo (RE) ha ottenuto, dal Presidente Sezionale dott. Emilio Schenetti, la qualifica di Coro Sezionale A.N.A. Reggio Emilia. Dal 1998 le due formazioni corali, si sono unite in un progetto di studio e valorizzazione del canto sacro e della coralità popolare mista. Numerosi i concerti e le rassegne corali a cui i cori uniti hanno partecipato in Italia e all’estero. Le formazioni corali sono dirette dalla loro fondazione dal M° Gian Pietro Capacchi. Dal 2006 collabora alla direzione la Soprano Chiara Giroldini, occupandosi, in special modo, della preparazione vocale del coro.
L’appuntamento è al Teatro Comunale in piazza a Ciano d’Enza.

Ora Pasquale porta le note in Cielo

Pasquale Corti

Salutiamo un amico. L’alpino Pasquale Corti.

A Casina aveva raccontato fa e per la prima volta, la sua epopea. Infatti, aveva proposto la sua mostra “Alpini in Russia” presso la Scuola Media ‘Fermi’, dal 22 al 25 aprile, del 2004. Come in un canto corale, quello fu il semplice “la”: da allora Pasquale iniziò a raccontare la sua storia che, troppo spesso, molti preferivano non ascoltare.

Ora, anche per lui, è giunto il momento di “andare avanti” e ritrovare gli amici della ritirata di Russia. Nella notte di giovedì 18 marzo 2015, con la moglie Graziella Arletti e gli amici alpini che non lo hanno mai lasciato solo in questi ultimi giorni della sua vita terrena, si è spento l’artigliere alpino Pasquale Corti. Classe 1922, nato a Montefiorino di Modena, viveva da diversi anni a Cadè ed era reduce di Russia del gruppo Valcamonica, divisione alpina Tridentina, e socio della sezione di Reggio Emilia. Pasquale Corti aveva vissuto la tragedia che portò, nella disfatta del 1942-43, i nostri soldati a morire nelle steppe russe: 11.000 caduti sicuramente in combattimento, altri 64.000 dispersi di cui non si seppe mai più nulla e solo diecimila tornati alla fine della guerra.

A chi scrive, però, aveva raccontato di come, tornato, di queste cose era meglio non parlare. La prima volta che provò a realizzare la sua mostra, già nel nuovo millennio, lo lasciarono a dormire all’addiaccio. Un segno evidente di ostracismo che non lo aveva fermato: sino a quando, a Casina – a volere questa mostra furono l’assessore alla cultura, Giovanna Caroli, e il coordinatore scolastico e nostro corista, Ubaldo Montruccoli –  fu messa in piedi in forma stabile questa mostra fotografica sull’epopea degli alpini in Russia tra che ben presto finirà con l’essere documento storico delle principali feste provinciali delle penne nere, l’ultima volta lo scorso anno a Valestra.

Pasquale aveva così ritrovato l’animo di ricordare i commilitoni caduti in terra di Russia e a loro aveva dedicato le sue memorie “a tutti quelli che non sono tornati”: drammi, valore ed eroismo raccontati nel suo libro “La Disfatta”, dove sono raccolti i ricordi di quella che definì “una guerra tragica e stupida come tante di quelle guerre che ancora oggi si fanno”.

Pasquale Corti ha dedicato tutta la sua vita alla testimonianza verso i giovani, sostenuto dalla consapevolezza dell’importanza di tramandare alle nuove generazioni la memoria e le tradizioni delle truppe alpine.  Ha organizzato e portato nelle scuole di tutta Italia una significativa mostra fotografica, esibendola con grande sforzo organizzativo e personale. Mai stanco, sempre presente alle adunate degli Alpini accompagnato dall’amico Corrado Bagnacani, vicino a lui con la dedizione di un figlio, Pasquale Corti aveva ricevuto lo scorso anno l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, consegnatagli dal prefetto vicario Adriana Cogode.

Alla famiglia anche le nostre condoglianze. Il Coro Vocilassù  che ebbe il piacere di invitare Pasquale a cantare nel coro in occasione della festa degli Alpini a Casina e, volonteri, ricordiamo come rispose ad una nostra domanda in cui gli chiedemmo se in Russia gli alpini cantavano. Lui si fece serio al punto che tememmo di avere azzardato troppo nella domanda. Ci guardò e ci disse: ‘eravamo sotto la tenda. Fuori cannoneggiava, eppure tutti lì a cantare assieme, a più voci, intonati. Poi tutti si alzarono e uscirono per andare alla battaglia. Per molti di loro fu l’ultimo canto’.

 

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I funerali del reduce di Russia Pasquale Corti si celebreranno sabato 21 marzo 2015 alle ore 10.30 nella parrocchia di San Terenziano di Cavriago, quindi corteo al monumento al generale Reverberi in località Pianella.

Il Vocilassù con… E Filò

A vedere la barba e le mani del maestro Marco Piacentini nel nostro coro quasi quasi viene da pensare a quando Francesco Guccini, altro cultore di musica popolare e cantautore, decise di cantare le sue canzoni con un gruppo all’epoca emergente, I Nomadi.

E’ stata di grande emozione, giovedì 26 febbraio 2015, la prova congiunta tra alcuni componenti di E Filò e il nostro Coro Vocilassù, diretto come sempre da Armando Saielli. Non anticipiamo nulla se non il fatto che, sullo sfondo, si staglia l’inizio di un percorso, di quelli che a pensarci scaldano il cuore e fanno scoprire come l’Appennino, inteso come territorio-persone-tradizione, è una terra unica che tra Modena e Reggio ammette solo una distinzione: l’accento del dialetto, diverso d’altronde di vallata in vallata.

Presto, a Dio piacendo, potremo proporre qualcosa di nuovo.

Intanto, anticipatamente, ringraziamo E Filò e Marco Piacentini. Illoro nome è tutto un programma perchè “filò”, anche a Frassinoro da dove provengono, era il nome del ‘ritrovo’ nelle sere d’inverno, quando ci si radunava nelle stalle, il posto più caldo, per stare insieme, raccontarsi storie, ascoltare favole e cantare. “E filò” propone da qualche tempo con particolare cura canti e danze della tradizione dell’Appennino. Sono Oraldo Biondini, Stefano Marcolini e Flavio Pierazzi alla voce; Paolo Fantino ed Elena Fratti ai violini; Claudio Zanni alla fisarmonica e Marco Piacentini al pianoforte e direzione. Nascono dall’esperienza della Compagnia del Maggio di Frassinoro, che da l 1978 al 2005 ha riproposto la rappresentazione dell’antico Teatro musicale dell’Appennino tosco-emiliano. Nel loro repertorio si spazia dai canti di osteria agli stornelli, dal maggio drammatico alla “Galoppa”, fino ai primi esempi di “liscio”. Canti e danze che sono un’eco significativa, una testimonianza viva, di un mondo contadino ormai scomparso da più di cinquant’anni. Un piacere cantare assieme.